Colletta dei cancellieri per spedire il ricorso di Chisso in Cassazione

mercoledì 13 Gennaio 2016 - Politica

Colletta dei cancellieri per spedire il ricorso di Chisso in Cassazione  Il tribunale di Sorveglianza: «Non era un problema di peso, ma di soldi». L’avvocato: «Il ritardo resta»

 VENEZIA Tre volte era partito, tre volte è tornato indietro. Ora la quarta pare quella buona, perché finalmente Poste Italiane ha preso in carico il ricorso alla Corte di Cassazione di Renato Chisso contro l’ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza, il 23 novembre scorso, aveva rigettato la sua richiesta di detenzione domiciliare con lavoro esterno alla Fondazione Chiari della Curia di Venezia. Il difensore dell’ex assessore regionale alle Infrastrutture, l’avvocato Antonio Forza, pur senza accusare nessuno esplicitamente, aveva sottolineato la stranezza della vicenda. Ieri il dirigente amministrativo del tribunale di sorveglianza, la dottoressa Piera Dalla Zuanna, ha preso carta e penna per scrivere una lettera ai giornali e dare la versione dei fatti degli uffici di segreteria da lei diretti, rivelando anche un particolare curioso e clamoroso: ovvero che se alla fine il ricorso è partito, è stato solo perché la spesa è stata affrontata dai cancellieri stessi. Piccola premessa sull’iter. Quando un legale fa un appello contro un provvedimento, lo fa direttamente all’ufficio che l’ha emesso. E’ poi quest’ultimo a prendersi in carico tutta l’attività necessaria per spedirlo all’ufficio successivo, in questo caso la Cassazione a Roma. Questo per dire che un avvocato non può certo bussare a Roma con il suo plico in mano e lasciarlo in cancelleria. In questo iter all’apparenza semplice – stando al racconto di Dalla Zuanna – si possono inserire dei problemi inaspettabili. Come per esempio il fatto che dall’1 dicembre sia scaduta la convenzione tra il ministero della Giustizia e le Poste per la spedizione con raccomandata dei pacchi oltre i due chilogrammi. Proprio il caso del ricorso di Chisso, che messo sulla bilancia pesava 2,6 chili. «Magari si fosse trattato di chili: purtroppo si tratta di soldi», si legge in un comunicato a firma del dirigente. «Il fascicolo con gli atti è stato tempestivamente preparato dal tribunale di sorveglianza e consegnato all’ufficio postale», di difende Dalla Zuanna

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