Intercettazioni in vacanza, se ne parla, forse, a settembre

venerdì 30 Luglio 2010 - Politica

Intercettazioni in vacanza, se ne parla, forse, a settembre L'Aula della Camera, nell'ultimo giorno prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, terrà oggi solo la discussione generale sul ddl intercettazioni ma non voterà il testo. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Dopo due anni di scontri, decine di audizioni tra Camera e Senato, sedute notturne, scioperi, manifestazioni e migliaia di pagine di emendamenti, il disegno di legge sembra verrà esaminato a settembre.

Il centrodestra prende tempo e il ddl intercettazioni scivola sul calendario dei lavori parlamentari rischiando di finire a settembre, quando probabilmente riprenderà il suo corso con il voto finale del Senato. E' l'orientamento emerso al termine della conferenza dei capigruppo a Montecitorio. La maggioranza, dunque, allenta la presa e il disegno di legge che doveva essere discusso alla Camera ieri, in terza lettura, per ora finisce in stand-by.

La cosiddetta "Legge Bavaglio" slitta a settembre. Il voto slittera', dopo la pausa estiva, a data da destinarsi in una conferenza dei capigruppo che verra' convocata a settembre. La discussione in aula sul ddl intercettazioni, inizierà venerdì in coda all'approvazione dei due decreti sul trasporto marittimo e sull'energia. Le intercettazioni sono state messe all'ultimo punto del calendario. Sui decreti l'aula e' convocata venerdì mattina.

 

La legge sulle intercettazioni "è stata massacrata e io sono tentato addirittura di ritirarla", aveva affermato mercoledì il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, aggiungendo come "questa legge migliorerà qualche cosa, ma non ridà al cittadino l'inviolabilità delle comunicazioni che è in Costituzione. Stiamo a lavorare delle notti, abbiamo mandato fuori un bel cavallo e viene fuori un ippopotamo....".
 

La norma è ormai snaturata, hanno spiegato esponenti del Pdl, che anche per questo hanno ritenuto inutile forzare la mano e rischiare di soffiare sul fuoco dei dissidi tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il premier Silvio Berlusconi. Ed è stato proprio il premier che l'altroieri ha lanciato l’input al centrodestra per allentare la corda, quando a margine della Conferenza degli ambasciatori ha chiarito la sua posizione in merito alle modifiche apportate al disegno di legge sulle intercettazioni dalla Commissione giustizia di Montecitorio: "La legge è stata massacrata e io sono tentato addirittura di ritirarla". "Questa legge – ha continuato – migliorerà qualche cosa, ma non ridà al cittadino l’inviolabilità delle comunicazioni che è in Costituzione". Vale a dire – sono parole del Cavaliere – far uscire dal Senato "un bel cavallo" e ritrovarsi con un "ippopotamo" alla Camera che pesa come un macigno sulla schiena della maggioranza, che da due anni lavora alla stesura del provvedimento e stenta ancora ad approvarlo.

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